Il Binario Della Cultura

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Il Binario Della Cultura

Il 3 Ottobre del 1839   Angela Casulli e  Giulia Costanza Colucci prendevano il  te pomeridiano nella Stazione Centrale di  Cumbuktu.  Come ogni pomeriggio le due signore amavano trascorrere l’ora del te nel Caffe’ della stazione, anche quando non avevano appuntamento con alcun treno; a volte invece salivano in carrozza e scendevano in un luogo a caso il primo che destasse la loro curiosita;  conoscevano sempre qualche viaggiatore, con il quale scambiavano storie e impressioni, amicizie fugaci, di poche ore, che potevano raggiungere apici di simbiosi per poi concludersi in un  ‘ arrivederci signore, signora buon viaggio.’ Quel pomeriggio, mentre assaporava un pasticcino alla crema chantilly, alzando gli occhi chiari, Angela disse:’Il Binario della cultura’!….
Un’idea impiega sempre molto tempo prima di essere realizzata, ma le due signore avevano il vizio e la virtu’ di essere testarde come gli asini di Martina Franca, e quindi il 24 giugno 2011, inizio’ l’avventuroso viaggio de:

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IL BINARIO DELLA CULTURA E’ INSERITO NELL’AMBITO DEL PROGRAMMA CREATTIVAMENTE
CON IL SOSTEGNO DELL’ASSESSORATO ALLE INFRASTRUTTURE STRATEGICHE E MOBILITA’ DELLA REGIONE PUGLIA.
Ideato dall’Associazione culturale Fatalamanga23ha avuto luogo dal 24 al 29 giugno 2011: un viaggio nel tempo e nello spazio dalla Grecia Salentina all’alto Salento, dalla Valle d’Itria, al sud-est barese.
Il progetto e’ stato ideato dall’Associazione culturale Falamanga23, in collaborazione con la Cooperativa sociale Explorando.
Abbiamo immaginato IL BINARIO DELLA CULTURA come un ‘viaggio slow’  a bordo dei vagoni delle ferrovie. In questa prima edizione il percorso si e’sviluppato in 4 tappe lungo le linee della sud est da Galatina fino a Conversano, passando da Campi Salentina e Locorotondo, per scoprire tesori artistici e paesaggistici, storie e leggende custodite dalla memoria.
L’intero viaggio e’ scandito da rappresentazioni e performance teatrali; il teatro come voce narrante per divulgare la storia, la cultura, il passato, le origini di luoghi e di citta’ d’arte; la rappresentazioni hanno avuto luogo presso le piccole suggestive stazioni ferroviarie locali L’ obbiettivo de ‘Il Binario della cultura’ e’ quello di unire il lento andare del treno all’arte e la cultura, attraverso spettacoli dal vivo, visite guidate, percorsi naturalistici e laboratori dedicati alle tradizioni locali . Ogni tappa del nostro itinerario e’ intervallata da un breve soggiorno ( 1o2 giornate), durante il quale i “viaggiatori” possono scoprire i territori in cui fara’ sosta il nostro “treno speciale”

 

Diario

 

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29 Giugno 2011, Conversano

E si conclude qui la prima edizione del binario della cultura, con un piccolo viaggio a ritroso nel tempo e uno spettacolo che ha fatto da cornice ai tre precedenti in modo da ricucirne i pezzi per rimettere insieme una storia così complessa com’è quella della nostra Regione, attraverso le sue fascinazioni storiche quanto architettoniche ma soprattutto narrative, intendendo con questo termine qualcosa che va oltre la scrittura, ma arriva dritta all’atto del raccontare, del rappresentare mondi attraverso la voce, la parola pronunciata, che poi è l’arte dell’attore, o del vecchio cantastorie.

Il vento, che per tutto il nostro tragitto ci ha accompagnato e qualche volta ha imperversato su di noi, questa sera si è calmato, e uno stuolo di rondinini si è sollevato dai tetti dei vecchi palazzi oltre i binari e ha cominciato a volarci intorno con l’arrivo del fresco, al tramonto. La stazione era bella, il service stavolta non ci ha dato problemi e anche l’atmosfera era piuttosto leggera: ci si divertiva sul palco invece di sentire il peso del lavoro “attoriale” e questo divertimento è stato percepito dal pubblico, il più caloroso di sempre. Ne è venuta fuori, insomma, una grande chiusura per un evento che speriamo di poter ripetere presto, approfittando dell’esperienza maturata in questa edizione per fare ancora e sempre meglio: correggendo qui e lì il tiro, continuando ad impegnarci e, magari, portando il nostro spettacolo anche sui treni, oltreché nelle stazioni, com’è nostro desiderio. Ma di questo si parlerà l’anno prossimo.

Un grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto eppure a chi non ci ha sostenuto, ma lo stesso ci ha voluto bene.

Conversano

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27 Giugno 2011 Locorotondo

Non sempre i nostri sogni si realizzano o, volendo rifarsi a un vecchio motto, non tutte le ciambelle riescono col buco. Così è successo ieri a Locorotondo, nostra terra natale – considerando che buona parte degli attori impegnati nel Binario sono di qui o della vicina Alberobello – dove avremmo voluto dare il massimo ma poi, come spesso succede quando più vuoi una cosa, fin dalla mattina una serie di problemi di carattere logistico e poi burocratico e poi tecnico hanno in parte avvelenato la serata, proprio come l’acqua del pozzo dove Re Baldovino II (Massimo Zaccaria), in fuga dalla sua terra invasa dai bizantini, nascose l’icona portafortuna della Madonna d’Odegitria, secondo la leggenda illustrata dallo spettacolo.

Certo, fra un incidente e l’altro ci sono stati dei momenti di pura magia: attoriali come i collaudati duetti fra il re e il suo servo fedele Pantòminus (Filippo Carrozzo) e poi le splendide musiche suonate “in diretta” da Balè Bulatovic; casuali come l’annuncio che avvertiva dell’arrivo dell’ultimo treno proprio sull’inizio del primo spettacolo, La natura enigmatica, tratto da Cechov e portato in scena dalla compagnia Il Carro di Tespi; scenografici, come l’allestimento luci curato dal laboratorio Incredix; o anche solo dell’arte di arrangiarsi come quando si è riportato alla vita in pochissimo tempo il vecchio frigorifero della stazione, in disuso da anni, per mettervi a rinfrescare il vino donatoci dalla Cantina I Pastini di Locorotondo, per offrirlo al nostro pubblico. Altrettanto bello è stato ritrovarsi circondati durante la rappresentazione da così tanti amici venuti lì per vederci. E tutto sommato si può parlare di questa tappa del viaggio come di un trionfo dell’amicizia, che supera anche gli scazzi organizzativi più seri.

Altre cose non sono andate così bene. Ma, per tornare ai motti, è inutile piangere sul latte versato e poi, proprio in virtù dei suddetti problemi, i risultati possono pur sempre considerarsi dignitosi. Chiudiamo con le parole di Max Zaccaria, insolitamente saggio mentre le pronunciava, che riassumono bene lo spirito con cui affrontare la serata: “Prendiamola come esperienza e non come curriculum”.

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25 Giugno 2011, Campi Salentina

Le avventure matrimoniali e guerresche di Bellisario Maremonti (Filippo Carrozzo), barone di Campi Salentina, che sotto di lui raggiunse il suo massimo splendore come roccaforte del Salento, hanno costituito il fulcro dello spettacolo portato in scena nella stazione di Campi stessa, in concomitanza con un incontro letterario con lo scrittore pugliese Livio Romano.

Qualcuno ci ha parlato di un piccolo miracolo, determinato dal fatto che grazie alla serata ci sono stati tutta una serie di lavori tesi a ripulire per noi lo spazio retrostante la stazione, ed è bello pensare a uno spettacolo che ha risvolti di questo tipo, che possano in parte favorire il ripristino di uno spazio abbandonato. Ma a essere sinceri siamo molto grati a tutto il Comune di Campi, per la gentilezza, la collaborazione e l’amicizia dimostrataci.

La serata è stata in parte funestata dal vento, un vento di quelli che sembrava volesse fomentare gli spettri della serata. I nostri spettri personali, legati alla stanchezza, a quel pizzico di nervosismo che sempre ti prende prima dello spettacolo, e un po’ al caldo del giorno prima, e quelli che per un po’ hanno abitato attraverso noi e le nostre storie il palco durante la rappresentazione. I fantasmi animati da Massimiliano Massari, che si muoveva a memoria nel buio, senza vedere dove andava perché impedito dal costume, e ancora i fantasmi visti in sogno dalla sposa di Bellisario (Giulia Colucci) per suggerirgli, fra un battibecco e l’altro, come meglio apprestarsi alla guerra. Uno spettacolo che dunque ancora ha mischiato realtà e sogno (sempre sogno), come quando un cane vero è spuntato all’improvviso dai binari si è cimentato in un duello a due voci con Bellisario, in quel momento in ginocchio e in comunicazione, sul palco, con una strega.

Alla fine, sfiniti, infreddoliti e, dopo un pomeriggio di quel terribile vento, ricoperti di terra e polvere dei campi intorno, abbiamo raccolto il nostro bell’applauso e ci siamo concessi una mangiata degna dei Maremonti. Mangiavamo e discutevamo della serata, e ad appena quattrocento metri dal nostro tavolo, come ci ha detto il proprietario del ristorante mentre ci indicava precisamente la porta, se ne stava un po’ in disparte ad osservarci, dalla strada in cui è nato e che da allora non è cambiata neanche troppo, il fantasma più importante di tutti, quello di Carmelo Bene.

 

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24 Giugno 2011, Galatina

Continua l’avventura del Binario della Cultura con il primo spettacolo rievocativo della vicenda di Maria D’Enghien (Claudia Chialà), ambiziosa principessa di Lecce ingannata dal re di Napoli, che la spinse al tradimento del suo popolo dopo anni di lotte, con la promessa di un matrimonio eccellente, per usurparne le terre. Una volta liberata la principessa, per fare ammenda, patrocinò una serie di opere pubbliche fra cui la Chiesa Madre di Galatina.

Lo spettacolo mischiava liberamente realtà storica e finzione scenica (con richiami, negli intermezzi onirici della Civetta, simbolo della città, all’opera visionaria di maestri dell’800 romantico come Füssli) e il pubblico, benché non fosse troppo numeroso, ha calorosamente accolto sia la novità di portare uno spettacolo nella stazione del paese – “ho ri-scoperto un luogo che non avevo mai considerato prima” ci ha detto con entusiasmo una ragazza del posto – sia lo spettacolo.

L’ambientazione notturna (dopo una delle giornate più calde che si ricordi, almeno per chi, come noi l’ha passata sotto il sole a montare) non ha fatto che rafforzare il nostro sogno: la possibilità che una stazione del Sud, considerato ormai nell’immaginario collettivo un luogo da cui si parte per mancanza d’altro intorno, potesse per una volta, una ancora, accogliere una parte di sé, della sua storia, e darle una forma, anche solo per un’ora, a riaffermare orgogliosamente la propria identità, e un peso.

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